
L’ANTICA CHIESA DI SANTA VENERANDA INCONTRO CON LO STORICO DELL’ARTE
Giuseppe Capriotti
Per completare il raggiungimento della specialità Giornalismo, noi Rhinos abbiamo organizzato un evento aperto al pubblico, il 27 Giugno ci siamo incontrati in sede e alle h. 19.00, in chiesa, è cominciata l’intervista (rispettando le precauzioni contro la diffusione del virus e trasmettendo online tramite una diretta Facebook per rendere l’evento accessibile a tutti). Qui potete trovare video e testo relativi all’intervista.
- Cosa fai e cosa ricerchi nel tuo lavoro?
Insegno storia dell’arte e sono specializzato in iconografia, lavoro sul messaggio, cerco di capire cosa l’artista voleva comunicare con le immagini.
2. Cosa ti ha colpito di questa Chiesa e perché l’hai studiata?
Io ho fatto parte di un gruppo di ricerca internazionale per studiare le confraternite di Schiavoni (termine che indicava gli abitanti della Croazia) e Albanesi in Italia, studiavo queste confraternite presenti nelle Marche. Le confraternite erano delle associazioni di laici che si riunivano per compire opere di carità, per esempio organizzare i funerali per i poveri o assistere i malati. Io ho notato che in molte località delle Marche, dove c’erano delle confraternite di Schiavoni e Albanesi, queste erano dedicate a Santa Veneranda. Casualmente venendo a Pesaro ho scoperto che esisteva questa chiesetta di Santa Veneranda e ho fatto delle foto, in seguito mi hanno chiamato per un convegno sulle confraternite e mi è tornata in mente questa chiesa che ho presentato in un convegno che hanno fatto a Lubiana (Slovenia).
3. Quali modifiche ha subito nel tempo?
Possiamo vedere già dall’altare che c’è una parte sicuramente più antica che è quella centrale dove si trova un dipinto che viene realizzato tra la fine del ‘400 e l’inizio del ‘500. Tutto il resto viene aggiunto nel 1616 (cornice lignea e 2 dipinti laterali), poi c’è una 3 fase 1622 quando la confraternita decide di metterci altri 2 quadri oggi spostasti nella chiesa nuova.



4. Quali sono le origini della Chiesa? Che ruolo hanno avuto gli Albanesi?
In tutte le città delle Marche dove c’erano gli Schiavoni venivano venerati due santi patroni: San Girolamo e Santa Veneranda.
San Girolamo era croato e aveva tradotto la Bibbia dal greco al latino.
Proprio nel ‘400 gli schiavoni iniziarono a venerare questo santo e c’è un altare dedicato a San Girolamo anche nel duomo, perché questa comunità stava in centro. La chiesetta dedicata a Santa Veneranda è stata invece fondata da una confraternita di Albanesi.
Schiavoni e Albanesi che arrivano nella Marche scappano dalla peste, dalle invasioni ottomane… sono dei profughi. Quando arrivano non sono accettati, sono stranieri, vengono accusati di essere diffusori della peste e cacciati dalla città di Pesaro.
5. Chi sono le persone rappresentate in basso nel dipinto a sinistra?
San Francesco che regala la sua cinta (cingolo) ad un personaggio vestito di bianco, un prete, che consegna la cinta che ha ricevuto a un fedele. Il prete è una figura di mediazione tra il paradiso e la terra.
Il personaggio a sinistra guarda l’osservatore e sembra dire: guarda quello che succede.
“Ecco questo santo servitore del benevolo padre riceve i doni, voi anche avrete dei doni sacri dell’uomo Pio”

Che quest’ uomo sia un confratello lo riconosciamo dallo stemma, un distintivo con l’immaginetta di Santa Veneranda dentro un calderone , perché ricorda il suo martirio con l’olio bollente. Lei era nata di venerdì e i genitori l’avevano chiamata Venera, decide di non sposarsi e si converte al cristianesimo, l’imperatore la condanna a morte e la mette nel calderone pieno di olio e pece bollente, ma lei non muore e schizza la pece negli occhi dell’imperatore e poi prega per farlo guarire, alla fine viene decapitata.

6. Cosa simboleggia la frutta riportata nel dipinto centrale?
È un omaggio alla Vergine, ma i frutti che ci sono hanno un significato particolare: la ciliegia rappresenta il sacrificio di Gesù, la pesca rappresenta la trinità (composta da buccia – polpa- nocciolo), l’uva rappresenta il vino quindi il sacrificio di Cristo, la Mela invece rappresenta il peccato originale di Adamo ed Eva.

7. Perché i colori utilizzati nei dipinti sono diversi?
Dipende dal supporto, il primo è un dipinto murale, mentre gli altri sono olio su tela.
C’è una simbologia legata al colore: il rosso è il colore della passione, il giallo è il colore del tradimento. I colori più preziosi piacevano molto, ad esempio dal lapislazzulo si otteneva l’azzurro e un committente per far vedere che era ricco chiedeva di usarlo.
8. Qual è il significato delle scritte in latino?
San Carlo Borromeo viene santificato nel 1610, santo contro la peste. Anche se già parlavano italiano, il latino era la lingua colta:
“Tu guida i nostri animi, tu guida i nostri sospiri, conduci i voti e le preghiere, i nostri incensi verso Dio”
Anche qui il Santo che fa la mediazione tra l’uomo e Dio. Si ribadisce l’importanza dei santi e del prete. (contro la visione religiosa dei Protestanti che non credono nei santi e nei sacerdoti)

