Racconto Romanzato Panthers

…Al chiaror del mattin… al chiaror del mattin… è così che ci svegliammo quella mattina. Sapevamo che quel giorno aveva in serbo per noi tante sorprese, tanta strada e tanta fatica. Il cielo era abbastanza nuvoloso e grigiastro, si intravedevano le luci del mattino che sbucavano negli unici spazi che le nuvole lasciavano. Iniziammo la nostra giornata chiudendo gli zaini e pulendo gli angoli tutti bagnati per colpa del temporale che ci fu durante la notte. Le squadriglie si radunarono attorno ad essi per l’ispezione. Il cielo era ancora parecchio nuvoloso ma non sembrava promettere pioggia. Finito di risistemare il luogo che ci aveva ospitati ci hanno radunati nel campo da gioco in quadrato e hanno cominciato a spiegarci come si sarebbe svolta la giornata. Sicuramente è confortante pensare che quella era l’ultima prova per raggiungere la specialità ma da un lato mi rattristava che quella poteva essere la conclusione di un bel lavoro di squadriglia. Iniziammo con la prova di pronto soccorso specialità dei Rooster. Prima un video di una scout del nostro gruppo che ora lavora in un ospedale a Monza. Ha parlato di diversi argomenti tra cui: Punture di insetto, ferite, ustioni, svenimenti. Stavamo seduti nel teatrino davanti al proiettore, bisognava aguzzare l’udito perché il volume non era altissimo però alla fine ognuno aveva una o due pagine piene di appunti come se tutti in quei pochi minuti fossimo tornati nei banchi di scuola. Usciti di nuovo per iniziare il gioco subito notai che il cielo si stava aprendo. Il gioco era a step, ora non vi sto a spiegare nei minimi dettagli ma in poche parole dovevamo tutti riuscire a rispondere consecutivamente a cinque domande e se sbagliavamo dovevamo ricominciare da capo. Andava avanti così finché tutta la squadriglia non aveva finito. A Quel punto si doveva prendere la bici per arrivare al punto indicato da Simone. Tutti partimmo spediti, e si respirava una gaia euforia, perché girare in bici alle 10 di mattina per le strade di Pesaro credo che per alcuni fosse una novità. Arrivammo tutti a scaletta nel punto indicato ovvero il sottopasso di bagni Gelsi in questo ordine: Bats, Panthers, Rhinos, Roosters. Lì ad aspettarci c’era un pescatore. Portava dei Jeans molto strappati un poncho blu e un cappello di paglia illuminato di oro dai raggi del sole che ormai avevano aperto un varco tra le nuvole. Sedeva nel marciapiede che separa la pista ciclabile dal mare. Teneva di fianco a sé una scatolina per le esche da cui estrasse la descrizione fisica e alcuni segni particolari di una certa Maria Del Bene e dei fogli in morse che diede ad ogni squadriglia. In questi ultimi c’era scritto, cito testualmente: Andate sulla punta del molo di levante e cercate una persona con un cappello rosa del giro d’Italia.
Partimmo tutti sicuri pensando di sapere che il molo di levante non fosse quello al porto ma bensì quello alla palla. Arrivammo a destinazione, infatti lì, eravamo tre squadriglie in attesa dei capi, poi però ci siamo decisi a cambiare molo e al porto abbiamo trovato la persona che ci ha passato l’indirizzo di una casa e di una Tipografia. In quest’ultima un signore ci lasciò dei documenti falsi da compilare ovviamente con le informazioni del foglietto che ci aveva dato il pescatore. Maria del Bene è nata il 25 marzo 1995 a Pesaro, è alta 172 cm ed ha 3 cicatrici sul ginocchio sinistro. Compilati i documenti ogni squadriglia si diresse verso la casa dello stampatore autonomo che ce li plastificò. Il sole era alto sopra le nostre teste e tutti  sentivamo una certa fame così i capi decisero di farci fare una pausa pranzo nel Parco Miralfiore dove, dopo aver legato le bici ci siamo sistemati all’ombra perché ormai il sole dell’una risplendeva in tutto il suo calore. Il cielo si era aperto. Mangiati 3 panini, una carota e una mela ci siamo diressi tutti insieme a piedi verso l’ospedale San Salvatore di Pesaro dal quale abbiamo portato via Maria. Era come la avevano descritta: portava i capelli sciolti di colore castano scuro lunghi fino alle scapole che terminavano con dei boccoli. Gli occhi erano verdi con sfumature su il marrone, sotto i quali si presentavano alcune lentiggini visibili grazie alla carnagione chiara. Aveva un nasino alla francese con subito sotto delle labbra sottili. Aveva delle orecchie piccole che si intravedevano dietro i capelli. La corporatura non era esile anzi aveva le spalle larghe ed era alta. La prese Simona con sé per portarla in un posto sicuro. Noi nel mentre siamo tornati al parco Miralfiore e dopo una breve pausa abbiamo ripreso le bici per assicurarci che Maria stesse bene nel posto dove era andata, ovvero alle Giacche Verdi. Il viaggio fu abbastanza faticoso però il percorso era suggestivo e credo che per molti di noi fu la prima volta in quei luoghi. Molto bello il fatto che noi stavamo passando di fianco alla strada, senza essere sulla strada ma su una pista ciclabile separata, infatti a destra passavano le macchine mentre a sinistra c’erano dei campi coltivati, un piccolo torrentello e tanti alberi che sembravano segnare la divisione tra uomo e natura. All’entrata del maneggio si poteva subito intravedere una grande struttura ed ai lati di essa si estendevano le recinzioni che ospitavano i cavalli. Questi ultimi erano chini a brucare l’erba, a parte qualcuno che dopo il nostro arrivo si mosse verso di noi. Là Maria ci venne incontro vestita come le Giacche Verdi in sella ad un bellissimo cavallo grigio ed accompagnata de un signore in sella ad un cavallo sul marrone con sfumature chiare intorno alla coda ed alla criniera chiamato Fiume. Abbiamo avuto la possibilità di fare qualche domanda sui cavalli poi però, scaduto il tempo, ripartimmo in bici e Maria a cavallo per raggiungere la sponda del fiume ed arrivare in salvo. Dopo questa avventura siamo tornati in sede, stanchi e soddisfatti, lì ci attendeva la serata finale con la conclusione del campo.   

La Squadriglia Panthers:
Mari
Ceci
Ester
Benedetta
Angela

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